Follie aziendali

Sai spiegarmi cos’è la realtà?

In un momento di misticismo, chiesi ad un amico: “secondo te, cos’è la realtà?” La risposta fu un pugno!

A volte un “pugno in faccia” è meglio di 1000 parole

Un sano realismo, poche parole e molti fatti portano maggiori opportunità. Più l’ambiente è perdente e poco professionale, più hai bisogno di poster motivazionali sulle pareti, di slogan o di frasi ad effetto.

Il dono della sintesi

Affermo che se non sai esprimere un concetto in 5 minuti è meglio che tu scriva dei libri.

Vero è che oggi tutto è più pesante e macchinoso. Ma l’obiettivo deve essere quello di rendere il lavoro concreto, capace di descrivere le azioni come esse veramente sono. Le esigenze di concretezza, di aderenza alla realtà, hanno l’obiettivo di far uscire la gestione operativa dal vicolo cieco dell’intellettualismo e dell’autoreferenzialtà.

La concretezza della filosofia

Anche in un campo apparentemente astratto come la filosofia, c’è e ci deve essere concretezza. Ad esempio il pensiero hegeliano, nasce dall’istanza di comprendere e descrivere la realtà, intesa non come un mondo delle idee puramente concettuale, ma come mondo concretoquello della nostra esperienza quotidiana. 

La perdita di concretezza

Ci aggiorniamo, poi ti richiamo, sono in una call, poi ti faccio sapere, mandami due righe …. sono chiari esempi di mancanza di concretezza operativa. Mail lunghissime, discorsi mai risolutivi, mancanza di dati, assenza di oggettività. Non se ne esce. Si parla, si parla e non si conclude.

Il mondo ideale

Ad una domanda si da una risposta.

Si o No.

Domani o venerdì.

15 o 33.

28%

150€

Senza troppi giri di parole e perdite di tempo in chiacchiere inutili.

Principali regole di concretezza:

  1. definisci attività semplici;
  2. discuti i presupposti operativi (le attività) dei piani e non le previsioni dei risultati;
  3. usa schemi analitici a supporto (esempio: reportistica delle attività);
  4. esamina l’allocazione delle competenze necessarie alle attività dei singoli;
  5. identifica le priorità;
  6. monitora, periodicamente, le performance individuali e complessive;
  7. promuovi le capacità operative.

L’organizzazione per processi: zero chiacchiere

La tecnologia, i social, i prodotti, le tariffe il mercato sono solo strumenti ….. quello che rende gli strumenti “dei compagni” e non “degli avversari” è il sistema organizzativo con il quale vengono usati. 

Senza la presa di coscienza delle 5 fasi principali dell’organizzazione per processi, avere una splendida piattaforma social, avere splendidi prodotti a tariffe competitive ha un risultato alquanto migliorabile sotto l’aspetto puramente economico/reddituale.

Fasi organizzative

  1. impostazione e messa in opera del processo di identificazione, di pianificazione e di controllo degli obiettivi di redditività e produttività dell’Agenzia; 
  2. definizione del piano di lavoro operativo in modo dettagliato: chi fa cosa, entro quando (con riferimento alla rete vendita e al personale dipendente); 
  3. determinazione del margine di redditività per produttore, per ramo e per prodotto etc etc, analizzandone i processi con l’obiettivo di eliminare le inefficienze;
  4. rilevazione del chi fa cosa, il tempo dedicato e cosa realizza fissando i benchmark delle modalità operative e comportamentali;
  5. finalizzazione delle competenze, delle responsabilità e delle conoscenze/capacità manageriali dell’intero Staff in relazione alla pianificazione degli obiettivi di produttività e di redditività.

Adeguarti a questi presupposti …

… significa, finalmente, avere il presidio della concretezza. Vale a dire le procedure per la costruzione delle attività dello staff per il perseguimento degli obiettivi reddituali, commerciali e organizzativi e la realizzazione degli stessi.

Quindi: pragmatismo

Tutto questo comporta avere un approccio molto pragmatico. La scelta analitica dovrebbe privilegiare argomenti che meglio consentono al potenziale cliente (alla fine dei discorsi, dobbiamo vendere le polizze!) di percepire il vantaggio dell’approccio. Suggerisco di: 

  • scartare i processi più complicati, perché normalmente i più difficili da affrontare: (occorre resistere alla tentazione del rinvio a quando si saranno create le condizioni più adatte. Non ci saranno mai condizioni adatte!!!!); 
  • scartare le attività troppo problematiche, che non garantiscono risultati; 
  • individuare attività che presentano criticità ma con benefici misurabili, linee di azione implementabili facilmente e nel breve periodo (risultati immediati con poco sforzo).

Ho fatto una scoperta

Ripeto: più l’ambiente è perdente e poco professionale, più proliferano i poster motivazionali sulle pareti, gli slogan o le frasi ad effetto; in genere, chi lavora e sa farlo bene, non ha bisogno di doversi ricordare di impegnarsi ad ogni istante e alla parete tiene il calendario e – al massimo – un quadro che gli hanno regalato.

Grazie di essere arrivato fin qui. Se ti è piaciuto, condividilo. Se non ti è piaciuto, condividilo ugualmente in modo che anche altri possano perdere lo stesso tempo che hai perso tu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *