Follie aziendali

L’ignoranza diventa giudizio

Mai discutere con un ignorante. Ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza“. Frase attribuita ad Oscar Wilde ma, a prescindere dall’autore, ampiamente condivisibile. Non amo essere “morbido” nel linguaggio. Un approccio linguistico edulcorato mi porterebbe a definire l’ignorante come incompetente.

Il mio parere è che ignoranza e incompetenza creino un nuovo ordine mondiale: la mediocrità. (a tal proposito clicca qui).

Viviamo in un’unica nuova nazione: il Mediocristan

Quando poi un ignorante esprime giudizi la cosa si fa imbarazzante. E negli ultimi anni ho visto, e purtroppo continuo ad assistere, spessissimo a cose imbarazzanti.

Mediocri ignoranti e giudici

Ignoranza: la condizione che qualifica l’ignorante, colui che ha trascurato la conoscenza di determinate cose che si potrebbero o dovrebbero sapere. 

Giudizio: capacità di giudicare, di distinguere il bene dal male e, più in generale, di valutare persone e cose; discernimento, senno.

La “mediocrazia”

Tratto dal “Sole 24 Ore” e da ” La Médiocratie di Alain Deneault – docente di scienze politiche all’università di Montreal -“

“Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere”.

Una “rivoluzione anestetizzante” si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi, ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro.

La rivoluzione anestetizzante

E’ l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’”estremo centro” dice Deneault. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.

Chi sono i mediocri?

Essere mediocri non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Ma comunque, il mediocre deve essere un “esperto”. Deve avere una competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini, perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco».

Giocare

Si tratta di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
“Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale” è l’obiettivo del mediocre.

Ma torniamo alle origini

All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault – la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”. Un successo costruito da Margaret Thatcher negli anni ’80 e sviluppato via via negli anni successivi fino a oggi. In un sistema caratterizzato dalla governance – sostiene l’autore del libro – l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”. Cioé alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione.

Adesso dico la mia

Sembra che, da quello citato sopra, le persone che si reputano supercompetenti, (come me, ovviamente ndr), siano destinate ad estinguersi. Io penso di no, sicuramente non raggiungeranno mai la cosiddetta “stanza dei bottoni” (a tal proposito clicca qui), ma non credo sia quella l’unica ambizione di un supercompetente. Per quanto mi riguarda la mia ambizione più grande è non far buttare soldi ai clienti. Mi spiego: vengo ingaggiato da un’Agenzia per, ad esempio, rivedere i processi organizzativi e la qualità del lavoro dei componenti lo staff. Bene, sono contento, è il mio lavoro. Una delle cose fondamentali che dico prima di essere ingaggiato è: “se vedo che non ci sono margini o possibilità che il mio intervento possa produrre i risultati attesi, preferisco ritirarmi in buon ordine. Non voglio rubare soldi alle persone”. Sono uno di quelli che dà le dimissioni (evento più unico che raro specialmente in Italia). Sono un Elefante di Sumatra, un animale in via d’estinzione e dovrei essere protetto dal WWF. Alcuni apprezzano la mia etica professionale, altri la considerano una boutade.

Indovina chi apprezza e chi no?

Non lo scrivo, lo sai già.

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