Ambito finanziario

Centri di costo o d’investimento?

Poffarbacco: ma tu paghi o investi? Ho scoperto (sono ironico) che ogni Azienda ha una “fabbrica nascosta”: essa è composta da tutte le attività idonee allo svolgimento di un processo produttivo. Se le attività sono ridondanti, disorganizzate e farraginose, aumentano incredibilmente i costi nascosti e non vengono considerati in nessuna voce di bilancio.

Non sopporto i centri di costo

Controllare i centri di costo è strategico, va bene. Ma in un settore, come quello assicurativo, dove i margini si riducono e i costi di gestione aumentano, bisogna cambiare le modalità di verifica e ragionare in termini di centri di investimento.

Investire. Che significa

Lo stipendio – considera il lordo ovviamente – che eroghi ad un dipendente, lo definisci un costo oppure un investimento? Se rispondi “un investimento” allora continua pure la lettura. Altrimenti fermati qui, perché per me DEVE essere un investimento. Se su una persona investi 2.250€/mese, il suo operato, la sua prestazione nell’erogare il servizio per il quale è ricompensata, deve far entrare nelle casse aziendali + X% di 2.250€, altrimenti c’è qualcosa che non torna. Banale ma è così.

Il buon senso

Risulta evidente che alcune prestazioni possano essere in perdita, ma la somma delle prestazioni collegate al processo produttivo deve portare una somma positiva (a tal proposito clicca qui).

Esempio

Quanto costa erogare il servizio di emissione di una nuova polizza Commercio? Devi considerare tutte le attività svolte e calcolare l’investimento in tempo speso dalla risorsa nelle singole attività.

Prime considerazioni

Da questo esempio si evince un aspetto: il tempo e le attività previste (non ho considerato la gestione futura del contratto, ad esempio, per la gestione di un sinistro o altro) determinano il risultato finanziario.

Per una corretta valutazione delle spese si immaginano le attività prevedibili ma risulta molto complesso considerare la variabile imprevista (un blocco dei sistemi informatici, un errore di preventivazione o altro) che potrebbero far lievitare gli investimenti in maniera incontrollabile.

Alcuni elementi di analisi

Investimenti variabili: variano in funzione del volume di lavoro svolto in relazione al risultato totale dello stesso.

Investimenti fissi: sono spese il cui ammontare è costante al variare del volume di lavoro svolto in un intervallo di tempo definito.

Investimenti diretti: compongono direttamente il servizio svolto. Rientrano in questa categoria le prestazioni, gli acquisti di prodotti e servizi forniti da terzi (esempio: prestazioni di collaboratori/professionisti esterni).

Investimenti indiretti: sono tutti quelli non classificati come diretti, ad esempio, i costi di manutenzione, i costi dei sistemi informativi, gli ammortamenti, l’energia ed i costi generali di struttura.

Il margine di rischio

E’ opportuno, inoltre, definire il margine di rischio d’impresa. Vale a dire la probabilità del verificarsi di un determinato imprevisto e come questo impatti sul giro d’affari, sul ritardo nelle lavorazioni e, conseguentemente sui margini e sugli investimenti.

Standardizzare

Più il servizio si svolgerà secondo i canoni prefissati, tanto più l’investimento sarà produttivo. E’ utile esaminare tutti gli elementi che hanno portato a non rispettare i tempi e gli investimenti pianificati per il servizio. Infatti una sottostima degli impegni delle risorse – spesso determinata dalla “voglia di chiudere una trattativa” – non è la sola causa di investimento sbagliato – con costi che hanno eroso gran parte del margine lordo.

Considerazioni finali

La redditività dell’Agenzia è la somma dei fattori e dell’analisi dei processi operativi interni: la gestione di un’Agenzia deve fondarsi sul concetto di redditività (interna e reale, non quella mitizzata dalle Compagnie o evidenziata nei bilanci ufficiali).

Un migliore utilizzo del tempo da dedicare ad attività redditive e a valore per il cliente: l’obiettivo di ciascun uomo è quello di sfruttare al meglio il tempo che ha a disposizione. Lo stesso criterio va applicato ad un’organizzazione dove più persone entrano in gioco con i loro interessi (imprenditore, dipendenti, clienti) e tutti possono trarre giovamento dalle migliorie messe in atto.

La logica suggerisce di:

sapersi destreggiare agilmente nel fiorire continuo di normative, regolamenti e concorrenza. Nel vivere in maniera zen l’isteria delle strategie delle Compagnie.

Il tutto con un sistema rigido e flessibile al tempo stesso, dove la prassi venga applicata con lo stesso rigore delle decisioni, ma anche messa in discussione per nuovi e continui miglioramenti.

La saggezza non sta nella stasi né nel cambiamento, ma nella loro dialettica”. Octavio Paz

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