Organizzazione d’Agenzia

La visibilità contro la produttività

Orami sono passati alcuni anni da quando un A.D. alle 9 di sera mi disse: “guarda Ema (Ema sarei io), i miei dipendenti (primo errore: le persone non sono tue!) alle 9 di sera stanno ancora chini sui pc a lavorare. Farebbero qualsiasi cosa per me.

“Caro Fabrizio, se le persone che lavorano con te (nota bene: le persone!) alle 9 di sera sono ancora chine sul pc vuol dire tre cose”:

  1. forse non sanno lavorare e per fare un lavoro impiegano più del necessario;
  2. l’organizzazione dell’Azienda è quantomeno rivedibile;
  3. ti stanno prendendo per il culo (e alle ortiche il galateo). Ovviamente 15 giorni dopo ero fuori da quell’Azienda 🙂

Lo schema dominante

E’ quello espresso dalle grandi Aziende, dai grandi gruppi in forma di consorteria (fazione che agisce più o meno nascostamente per il proprio interesse particolare, per lo più a detrimento del bene comune). Gli schemi comportamentali di un determinato tipo di persone, ahimè la maggioranza non silenziosa, si adeguano posizionandosi di conseguenza alla ricerca costante, continua, asfissiante e deprecabile di visibilità.

L’importanza della visibilità rispetto alla produttività

La visibilità non è legata alla competenza, alla capacità, al risultato, ma è relativa alla desiderata appartenenza ad una sorta di élite.

La produttività misura, valuta e giudica l’operato delle persone.

Evito ulteriori commenti. Falli tu.

Il vademecum dell’Homo Visibilus

  1. Atteggiamento: concentrato sulla cultura green ed ecosostenibile, non usa le bottiglie di plastica, non dice a nessuno che mangia pasta e bistecca tutti i giorni e che beve il tè verde – non va più di moda – ma dice di bere tisane allo zenzero.
  2. Dire stronzate: ma attenzione, serve una capacità non comune a tutti gli Homo Visibilus, dirle benissimo. Consiglio di evitare se alle prime armi.
  3. Rispondere: evita assolutamente frasi del tipo “mi documento, studio e poi potrò dirti qualcosa di serio”. Se vuole innalzare il suo livello, esagera, dicendo che “l’argomento è il suo pane quotidiano”.
  4. Evitare: eclissato da tutte quelle attività che, una volta terminate, non raccolgono complimenti. Quelle cose lì, le fa fare ad Emanuele (consulente).
  5. Stressati: incasinato e impegnato su 1000 progetti (inutili ma che generano complimenti), 279 iniziative, 329 riunioni. Poi sta sempre su Linkedin, Facebook o WhatsApp (basta che non si faccia beccare), oppure, se beccato, afferma che sta facendo “networking” per lavoro.
  6. Orologiati: ha un orologio che non funziona in modo da poter uscire tardi dall’ufficio tutti i giorni e, se possibile, fa un salto in ufficio anche di Sabato.
  7. Genialità: il suo unico vero impegno lavorativo deve essere quello di scovare iniziative che genereranno un buon riscontro in termini di visibilità.

Avvertenza

Prima di continuare, sappi che ciò che seguirà non è adatto ad un pubblico conforme allo standard aziendale. Non è adatto ai “posseduti aziendali” che credono sia più importante giocare a golf con il mega direttore generale piuttosto che accompagnare il figlio al primo giorno di scuola. Agli spettatori seriali di Barbara D’Urso. Ai tirocinanti o stagisti che devono ancora credere nel mito della visibilità. A quest’ultimi suggerisco di proseguire con le loro splendide presentazioni in ppt (per i più fighi: keynotes di Mac) e continuare a scervellarsi per decidere il colore del font di scrittura.

Il mio sogno proibito

Anelo ad una specie di “Azienda nascente” dove le persone siano caratterizzate da competenza, capacità, “mestiere”, risultati, prestazioni, obiettivi e prospettive, dove non è un problema sporcarsi le mani, anzi. (a tal proposito clicca qui).

Voglio persone che abbiano il piacere di partecipare e non di farsi vedere.

Voglio persone che ragionino, soprattuto criticamente, perché sanno che solo dal disaccordo c’è crescita e sviluppo.

Voglio persone forti, libere e sincere. Capaci di prendersi una responsabilità ed accettare le conseguenze positive o negative.

Voglio persone che non usino scorciatoie per arrivare ad un risultato ma che ci arrivino con il lavoro duro.

Voglio persone attente al beneficio dell’Azienda perché sanno che sarà anche il loro beneficio.

Voglio persone che dicano al loro capo dove sta sbagliando, proponendo la loro visione e soluzione del problema.

Voglio persone che non frequentino “the dark side of the moon” ma che siano con il “petto in fuori”.

Voglio persone che attribuiscano alle regole la semplicità del funzionamento aziendale.

Sicuramente voglio troppo, sono un sognatore, ma sono anche realista perché …

… come scrisse Shakespeare in Antonio e Cleopatra:

“non è bello portare cattive notizie”, ma devo farlo:

sono pochissime le persone che voglio io (e forse ancora meno quelle che vogliono me).

Grazie di essere arrivato fin qui. Se ti è piaciuto, condividilo. Se non ti è piaciuto, condividilo ugualmente in modo che anche altri possano perdere lo stesso tempo che hai perso tu

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