Organizzazione d’Agenzia

Alcuni buoni motivi per litigare in azienda

“Luigino lascia stare tua sorella. Rebecca lascia stare tuo fratello. Luigino e Rebecca lasciatemi in paaaaceee, sono vostro padre e vi dico di smetterla!”

Perché in Agenzia, spessissimo, si litiga sottobanco e mai palesemente? “Sig, Franco, ma hai visto cosa ha detto Luigino a Rebecca?” “Ma hai visto che reazione ha avuto Rebecca?” Insomma lui ha detto che ha fatto così perché lei ha reagito cosà, bla bla bla. Meglio non litigare, vero?

No, meglio litigare aspramente se il conflitto rimane nel perimetro degli aspetti lavorativi.

Mai prenderla sul personale

Se qualcuno la prende sul personale non ne esci vivo (con quella persona ci dovrai lavorare, probabilmente, per i prossimi anni). Sbaglio o da ragazzi, dopo una bella e sana scazzottata, si diventava amici per la pelle? Se anche per te è stato così, allora facciamoci una bella scazzottata e non se ne parli più.

Cos’è un conflitto

Processo che inizia quando una persona percepisce (sottolineo percepisce, quindi si tratta di una semplice supposizione e non di una certezza) il comportamento dell’altra in modo negativo. Quando una persona influenza negativamente qualcosa che sta a cuore all’altra. Il conflitto implica opposizione, incompatibilità o mancanza di interazione, problemi di comunicazione, caratteristiche della personalità, sistema individuale di valori e pregiudizi. 

Il conflitto in Agenzia

E’ un grave problema in una organizzazione, poiché ha impatto sulla prestazioni dei soggetti. Creare una “cultura” del litigio in un’Agenzia non significa che tutte le persone devono combattersi l’una con l’altra, bensì devono acquisire una visione più chiara del conflitto, in modo da renderlo trasparente e saperlo così meglio gestire. La gestione del conflitto implica che bisogna de-emozionarlo (a tal proposito clicca qui), togliervi tutta la parte di emotività che lo ha trascinato lontano dall’obiettività del reale, in modo da ricondurlo al dato oggettivo di partenza. Un’Agenzia che invece riconosce apertamente i conflitti tra i vari dipendenti o che permette alla cultura del litigio di svilupparsi, saprà gestire, contenere e risolvere meglio le varie controversie che scoppiano al suo interno. Da ciò risulta che non tutti i conflitti sono negativi: il conflitto ha anche lati positivi. 

I conflitti positivi: funzionali e cognitivi

Riconosci questo tipo di conflitti quando supportano gli obiettivi del gruppo, favoriscono la performance e i risultati funzionali che derivano da decisioni, buoni livelli di autostima. Quindi: si litiga ma in funzione di un obiettivo, per una decisione e per risolvere un problema. BEN VENGANO QUESTI CONFLITTI

I conflitti negativi: disfunzioni ed affettivi

Riconosci questo tipo di conflitti quando ostacolano la prestazioni del gruppo, quando non producono risultati, quando generano scontento ed inefficacia del gruppo, mancanza di coesione e subordinano gli obiettivi al conflitto in quanto mirato più alla persona che all’obiettivo stesso. Quindi: si litiga per questioni personali e di personalità. QUESTI CONFLITTI VANNO AFFRONTATI E GESTITI.

A questo punto, come gestire “con garbo” i conflitti negativi?

Devi organizzare incontri tra i “litiganti” e:

  1. lavora facendo discutere sulla base dei fatti e non delle informazioni o delle opinioni personali;
  2. fai sviluppare molte alternative alla soluzione di un conflitto e non una sola (lascia aperte le porte delle soluzioni a tutti);
  3. fai condividere gli obiettivi di fondo ai ruoli coinvolti nel conflitto;
  4. usa l’umorismo per arrivare al processo decisionale e relativa decisione;
  5. mantieni, comunque, un equilibrio nella struttura di potere (in fondo sei sempre tu che comandi, che ci metti i soldi);
  6. risolvi le questioni del conflitto senza forzare un consenso.

E se il garbo non è sufficiente?

Allora ci si scazzotta oppure prova un altro approccio:

  1. soluzione del problema (faccia a faccia per identificare il problema e discutere per risolverlo);
  2. obiettivi sovrapposti (creazione di obiettivi condivisi che necessitano la cooperazione delle parti in causa);
  3. analisi (enfatizzare le somiglianze);
  4. compromesso (ognuno dà qualcosa);
  5. comando autoritario (soluzione formale da te fornita e controllata in seguito);
  6. variabili strutturali (ridefinizione del compito di lavoro, trasferimento, posizione di coordinamento).

E comunque

Il conflitto fa parte delle regole del gioco, della vita. Non si può pensare di non avere mai conflitti o di non dover mai gestire conflitti. Bisogna pensare ai conflitti come prassi e non come eccezione. Il conflitto va vissuto come situazione di normalità che non può essere evitata.
Non puoi scappare andando controcorrente e cercando di mettere ordine (tutti vissero felici e contenti) là dove il disordine è la norma (il conflitto). Quante volte hai provato a sistemare la scrivania, il baule dell’automobile, i libri che vorresti leggere, la dieta che stai cercando di fare, andare in palestra, etc, spesso è una battaglia persa; dopo qualche tentativo tutto torna allo stato precedente (la scrivania è nel caos più di prima, in palestra ancora non ci sei andato, etc). Tutto questo mi ricorda la fatica di Sisifo ma …

… dobbiamo continuare a faticare.

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